LET Expo 2022 | Verona 16 – 19 marzo 2022

BIM SERVICE  sarà presente alla prima edizione di LET Expo – Logistics Eco Transport, il nuovo evento fieristico su logistica, trasporti e intermodalità sostenibile che andrà in scena dal 16 al 19 marzo presso il polo fieristico di Verona.
Saranno quattro giornate di incontro il cui tema principale sarà la sostenibilità.

PASSATE A TROVARCI!

PADIGLIONE 2 STAND C8

SAVEPAL: Monitora il modo semplice e immediato il carico e scarico dei tuoi pallet

Le Aziende di Autotrasporto si trovano spesso in una posizione intermedia nella filiera distributiva: da un lato subiscono le modalità di gestione dei pallet dei committenti (aziende produttrici), dall’altro devono sottostare alle condizioni di alcuni clienti dei loro committenti (GDO in primis), che non li riconoscono come fornitori.
La gestione dei pallet diventa dunque onerosa e complessa al punto tale che è quasi necessario dedicare una risorsa specifica per poter seguire i percorsi dei pallets.
COME MONITORARE ALLORA IN MODO SEMPLICE E IMMEDIATO LO SCARICO/CARICO DEI PALLETS?

CON SAVEPAL.
Pochi click e mantieni sotto controllo uno degli aspetti più dolenti del processo logistico, responsabilizzando tutte le figure coinvolte.

La gestione efficiente del Pallet è un tema sempre caldo e di attualità per chi si occupa di
Logistica: ogni interfaccia fra Produttore, Operatore Logistico e Distributore può trasformarsi, se non adeguatamente
presidiata, in un punto critico.

Nonostante l’Interscambio Pallet sia il sistema più utilizzato in Italia (il 75% del mercato
EPAL, il restante 25% è appannaggio del Pallet Pooling), non è esente da vizi che ne riducono
l’efficienza per tutti gli attori della catena. In modo particolare la QUALITA’ DEI PALLETS.

Il livello QUALITATIVO del parco pallet EPAL circolante si è abbassato negli anni, determinando un’incidenza crescente di pallet scartati presso i punti di consegna.
la GDO trattiene, per esempio, senza obbligo di restituzione, i pallet EPAL ritenuti qualitativamente non idonei all’interscambio.

Contestazione/controversie sulla qualità dell’interscambiato:
Questa situazione si verifica quando il trasportatore non accetta il pallet reso poiché non lo ritiene di qualità equivalente a quello consegnato.
L’Operatore Logistico (l’Azienda di Autotrasporto) teme infatti che il suo committente non gli riconosca i pallet riconsegnati in quanto di qualità non accettabile.
Si procede, dunque, alla redazione di un “Buono Pallet” anche se in quel momento sono disponibili pallet vuoti adibiti all’interscambio.
È opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che l’incremento dei Buoni Pallet aumenta la dispersione del parco pallet e attiva, una volta accumulato un debito ingente di buoni, contrattazioni commerciali basate sul potere contrattuale di ogni azienda piuttosto che sul valore effettivo del bene.

SAVEPAL nasce per far fronte alle differenti necessità che ogni azienda evidenzia al proprio interno: aiuta l’Impresa ad eliminare i problemi relativi alla movimentazione, stoccaggio e trasporto dei Pallets.
per maggiori info visita il sito www.savepal.it

DKV Italia espande la rete di ricarica elettrica

Si consolida ulteriormente la longeva partnership tra DKV e Ekomobil Keropetrol che oltre ai carburanti tradizionali rende disponibili ai clienti DKV più di 200 stazioni di servizio Keropetrol in Italia e, oggi, con l’obiettivo di promuovere la transizione energetica, i due fornitori uniscono le forze per espandere la rete di ricerica per i veicoli elettrici. Con l’accesso a 14.000 punti di ricarica pubblici complessivi, DKV può offrire ai suoi clienti una copertura di rete in Italia di oltre il 90%.

Le carte DKV sono accettate nei punti di ricarica pubblici di Ekomobil.

«La connessione alla rete di ricarica elettrica gestita da Ekomobil, segna un’altra importante pietra miliare sulla nostra strada per diventare ‘Lead in Green’ – dichiara Sven Mehringer, managing director Energy & Vehicle Services – DKV mira a guidare il settore della mobilità e dei trasporti verso un futuro più sostenibile».

Nasce Confmobility: Imprese in campo per lo sviluppo della mobilità sostenibile

ConfMobility nasce nel 2020, e viene presentata oggi ai media nazionali, con lo scopo di supportare e accompagnare le Imprese verso una mobilità sostenibile, facendo riferimento all’Agenda 2030 della Commissione europea.

ConfMobility può contare su un network di 4.000 imprese del settore trasporto, logistica e industriale su tutto il territorio nazionale.
In ambito Trasporti e Logistica, le aziende della rete di ConfMobility possiedono circa 50.000 veicoli (il 70% sono mezzi superiori alle 3,5 tonnellate e per il restante 30% sono inferiori alle 3,5 tonnellate).

In modo particolare gli obiettivi condivisi da ConfMobility sono:

Ridurre in modo significativo le emissioni di carbonio (almeno del 55% entro il 2030);
Migliorare la qualità della vita;
Essere più competitivi a livello globale (in molti Paesi il cambiamento è ad uno stadio più avanzato del nostro);
Contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Tali obiettivi sono raggiungibili grazie all’individuazione di bandi e finanziamenti dedicati per la trasformazione green, attraverso corsi di Formazione per coloro che saranno, direttamente o indirettamente, coinvolti nel processo di transizione verde e digitale.
ConfMobility intende farsi promotrice di un Sistema Integrato, connesso ed efficiente, che diffonde tra i propri aderenti un modello di networking basato sulla mobilità sostenibile, di merci e persone.

Abbiamo sentito Roberto Verano, presidente dell’organizzazione di imprese Confmobility:

Perché ConfMobility?

L’idea di ConfMobility nasce nel 2020 da un gruppo di imprenditori con la volontà di fare sintesi sulle normative, sui nuovi orientamenti europei e sulle opportunità di sviluppo in materia di mobilità sostenibile. Il sistema attuale di mobilità di merci e persone, che contribuiscono per il 25% in tutta Europa all’emissione di grandi quantità di CO2 in atmosfera, dovrà essere profondamente rivisto e riorganizzato e ConfMobility vuole essere un punto di riferimento per le imprese in questa stagione di rilancio.

L’obiettivo principale è quello di supportare le aziende italiane che producono, vendono, distribuiscono e utilizzano mobilità in questa fase di transizione verde e digitale, fornendo loro gli strumenti e le competenze necessarie per conformarsi agli obiettivi di sostenibilità così come indicati dall’Agenda 2030 della Commissione europea.

Qual è la vostra visione?

La nostra visione è semplicemente, dare concretezza e tangibilità al concetto di mobilità sostenibile, quindi lavorare per creare modelli di mobilità che siano compatibili con il rispetto dell’ambiente e la salute delle persone. Progettare nuovi modelli di mobilità sostenibile significa generare sviluppo economico: più occupazione, migliore qualità della vita, crescita della competitività.

E le vostre iniziative in campo?

Abbiamo sviluppato moltissime iniziative interessanti in stretta collaborazione con i nostri partner ed esperti nei vari settori. Per fornire alle aziende le competenze necessarie, intendiamo loro proporre progetti inerenti alla formazione di nuove figure come il Mobility Manager, colui che dovrà elaborare piani aziendali di mobilità per i propri lavoratori, riducendo l’uso del mezzo privato ed incentivando forme di mobilità alternativa come il carpooling, carsharing o bikesharing aziendale; progetti tesi alla formazione dei nuovi autisti, mestiere quest’ultimo in forte crisi, dovuto principalmente alla carenza di giovani drivers che vogliono intraprendere tale percorso professionale; progetti che intendono accompagnare i piccoli e medi fornitori di carburante alla transizione ed alla progressiva sostituzione delle colonnine di carburante con quelle energetiche (tra l’altro previste anche dalla recente Legge di Bilancio);

in sintesi vogliamo essere a fianco delle imprese per risolvere i loro dubbi, quesiti e perplessità sulla mobilità sostenibile. Saper individuare e intercettare i finanziamenti europei è un’ottima opportunità che ci viene concessa, che spesso, ahimè, non si concretizza o non viene sfruttata per mancanza di strumenti o risorse: anche su questo fronte vogliamo essere un punto di riferimento per le aziende.

Maggiori info su www.confmobility.com

Pacchetto mobilità: i chiarimenti del ministero dell’Interno su guida e riposo, deroghe e tachigrafo

l Ministero dell’Interno ha pubblicato una circolare che illustra le novità introdotte dal Pacchetto mobilità, in particolare in merito alle nuove regole sui tempi di guida e riposo degli autisti e sui tachigrafi in vigore dal 20 agosto 2020.

Guida e riposo

Il nuovo regolamento (UE) 2020/1054 del 15 luglio 2020 stabilisce che in caso di multipresenza, il conducente può effettuare un’interruzione di 45 minuti in un veicolo guidato da un altro conducente, a condizione che chi effettua l’interruzione non sia impegnato ad assistere il conducente alla guida del veicolo. Il Ministero ha precisato che il tempo trascorso su un veicolo in movimento, seduto accanto all’autista alla guida, che oltrepassa i 45 minuti, deve essere considerato come periodo di disponibilità ai sensi dell’art. 3, lett. b), terzo comma della direttiva 2002/15/CE sull’orario di lavoro del personale mobile.
Inoltre, la nuova norma stabilisce che i conducenti impegnati in trasporti internazionali di merci al di fuori dello Stato di stabilimento possono effettuare due riposi settimanali ridotti consecutivi, a condizione che:
i periodi di riposo ridotti vengano iniziati al di fuori dello Stato membro di stabilimento del datore di lavoro e al di fuori del Paese in cui si trova il luogo di residenza del conducente. Non è escluso, invece, che dopo tale inizio, il riposo venga concluso nel Paese di residenza o di stabilimento del datore di lavoro, raggiunto ad esempio con un mezzo pubblico;nel corso di 4 settimane consecutive effettuino almeno 4 periodi di riposo settimanale, di cui almeno 2 riposi regolari;
entro la fine della terza settimana consecutiva effettuino un riposo compensativo equivalente a quello non osservato nelle due settimane precedenti (21 + 21 ore), collegandolo al periodo di riposo settimanale regolare con rientro in sede dell’impresa o nel luogo di loro residenza.

La compensazione deve essere completata necessariamente prime della fine dei 6 periodi di 24 ore dal termine del precedente periodo di riposo settimanale ridotto. In particolare:
i due periodi di riposo “compensativi” (42 ore) vanno presi in blocco e collegati al riposo settimanale regolare obbligatorio (45 ore), per cui il periodo di riposo settimanale della terza settimana dovrà essere di almeno 87 ore (42+45);
il riposo settimanale complessivo di 87 ore dovrà iniziare al più tardi almeno 42 ore prima del limite massimo da cui iniziare il riposo settimanale regolare, cioè sei periodi di 24 ore dal termine dell’ultimo riposo settimanale ridotto. Pertanto, se il precedente periodo di riposo settimanale è terminato alle 17 di domenica, il periodo di riposo complessivo di 87 ore dovrebbe iniziare al più tardi entro le ore 23 del giovedì successivo;
inoltre, se prima di iniziare la compensazione delle 42 ore, il conducente non avesse ancora effettuato il riposo giornaliero di 9 o 11 ore, allora – facendo riferimento all’esempio – deve fermarsi alle ore 14.00 del giovedì. Infatti, l’art. 8, paragrafi 6 ter e 7 del regolamento in materia di compensazione, diversamente dal caso generale previsto dall’art. 8 par. 3, non consente che il riposo giornaliero possa essere convertito in compensazione.
Per quanto riguarda il divieto di prendere il riposo settimanale regolare e compensativo in cabina, il Ministero conferma che è possibile sanzionare il conducente solo in caso di controllo in flagranza.

Trasporto intermodale

Per quanto riguarda i trasporti intermodali strada-mare o strada-ferrovia, è stato stabilito che il conducente a bordo di un veicolo trasportato da una nave o da un convoglio ferroviario, e che effettua un periodo di riposo giornaliero regolare o un periodo di riposo settimanale ridotto, può effettuare altre attività al massimo in due occasioni e per non più di 1h complessivamente. L’autista deve avere a disposizione una cabina letto, una branda o una cuccetta.
La stessa possibilità è stata ora prevista anche in caso di fruizione del riposo settimanale regolare ma, in questo caso, il conducente deve poter disporre di una cabina letto (non essendo sufficiente la disponibilità di una branda o una cuccetta), e la durata prevista della tratta deve essere pari a 8 o più ore; in questo caso, per la parte di riposo non fruita a bordo di un traghetto o treno, il conducente deve obbligatoriamente avere a disposizione un alloggio adeguato.

Deroghe

Oltre la deroga generale già esistente, prevista dall’art. 12 del Reg. UE 561/06 (che, ricordiamo, consente al conducente di superare i tempi di guida per poter raggiungere un punto di sosta appropriato per la sicurezza sua personale, del veicolo, della merce), il nuovo Regolamento ha aggiunto altre due deroghe sul rispetto dei tempi di guida, che riguardano:
la possibilità di superare di massimo un’ora, il periodo di guida giornaliero e settimanale al fine di raggiungere la sede di attività del datore di lavoro o il proprio luogo di residenza, per effettuare un periodo di riposo settimanale (o anche giornaliero). Il Ministero ritiene inammissibile l’utilizzo della deroga quando il superamento dei tempi di guida sebbene diretto a consentire il rientro nei predetti luoghi, non sia finalizzato a permettere lo svolgimento del periodo di riposo settimanale o quando sia diretto a consentire lo svolgimento del riposo settimanale, ma in luoghi differenti da quelli sopra indicati.
Il superamento di massimo due ore del periodo di guida giornaliero e settimanale, a condizione di aver osservato un’interruzione di 30 minuti consecutivi subito prima del periodo di guida aggiuntivo, al fine di raggiungere la sede di attività del datore di lavoro o il proprio luogo di residenza per effettuare un periodo di riposo settimanale. Questa ipotesi – a differenza della precedente – esclude l’inizio di un nuovo periodo di riposo giornaliero, ma è funzionale solo a garantire lo svolgimento del riposo settimanale regolare. La locuzione “subito prima” – si legge nella nota n. 28 – va intesa nel senso che l’interruzione deve precedere il periodo di guida aggiuntivo e va fatta alla fine del periodo di tempo limite massimo di guida raggiungibile (9 o 10 ore giornaliere e 56 settimanali).
In entrambi questi casi, il conducente deve riportare sul foglio di registrazione dell’apparecchio di controllo analogico o nella stampa del digitale il motivo della deroga, al più tardi, nel momento in cui raggiunge la destinazione o il punto di sosta appropriato.
Queste deroghe non comportano una riduzione delle ore da effettuare di riposo giornaliero o settimanale e non consentono di derogare al limite bisettimanale di 90 ore di guida.
A fronte di questa possibilità, è previsto un obbligo di compensazione per cui il conducente deve effettuare un riposo di durata equivalente al periodo di estensione, interamente entro la fine della terza settimana successiva a quella di fruizione della deroga, insieme agli altri periodi di riposo (incluso quello di 3 ore, in caso di frazionamento del riposo giornaliero).

Esenzioni per il conto proprio

Dalle norme in materia di tempi di guida e riposo sono esentati i “veicoli di massa massima ammissibile, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, superiore a 2,5 tonnellate ma non oltre 3,5 tonnellate e adibiti al trasporto di merci, ove il trasporto non sia effettuato per conto terzi ma per conto proprio della società o del conducente e ove la guida non costituisca l’attività principale della persona che guida il veicolo”. Questa esenzione va peraltro coordinata con l’altra dell’art.2 che, invece, prevede l’applicazione delle disposizioni di cui sopra a partire dal 1° luglio 2026, ai mezzi di massa superiore a 2,5 ton utilizzati in operazioni di cabotaggio o nei trasporti internazionali. Pertanto, vista l’inapplicabilità delle norme del Reg. 516/2006 ai mezzi di massa inferiore alle 3,5 Ton utilizzati nei trasporti ambito nazionale, l’esenzione scatterà solo dal 1° luglio 2026 e riguarderà solo i veicoli che effettuano trasporto in conto proprio internazionale o di cabotaggio.

Tachigrafo

Per quanto concerne le modifiche al Regolamento 2020/1054, gli approfondimenti hanno interessato in particolare la possibilità, per gli organi di controllo, di smontare l’apparecchio, rimuovere e sostituire i sigilli in autonomia, senza l’intervento di un’officina autorizzata.
La rimozione dei sigilli è giustificata dal fondato motivo di ritenere che il dispositivo o le sue componenti siano alterati, manomessi o non funzionanti. In questo caso, se non vengono accertate anomalie e gli organi accertatori sono tuttavia in grado di sostituire i sigilli, il veicolo potrà continuare a circolare senza doversi recare in un’officina autorizzata neanche per la calibrazione. Viceversa, se la sostituzione del sigillo non è possibile, il conducente viene invitato a recarsi entro 7 giorni presso un’officina autorizzata per la sostituzione a spese del proprietario del mezzo o del titolare della licenza o autorizzazione, decorsi i quali non potrà più circolare. Se vengono accertate anomalie di funzionamento o alterazioni, il conducente sarà invitato a recarsi in officina autorizzata entro 10 giorni, per la sostituzione con spese a carico sempre degli stessi soggetti.
Nel caso in cui la rimozione è eseguita in assenza di fondati motivi di alterazioni, manomissioni ecc del tachigrafo, il ripristino in officina dei sigilli avverrà a spese dell’organo di polizia procedente. Peraltro, la rimozione dei sigilli può essere fatta solo dopo che l’organo di polizia ha inserito nel dispositivo la propria carta di controllo, che non può essere estratta dall’apparecchio fino al termine delle operazioni di verifica.
Altri aspetti inerenti le modifiche al regolamento 165/2014 affrontati dall’Interno, riguardano:
l’obbligo per il conducente di commutare sul simbolo “letto”, oltre che per registrare l’inizio delle interruzioni di guida e dei periodi di riposo, anche per le ferie annuali o i congedi e la malattia;
l’obbligo di commutare sul simbolo “nave traghetto-convoglio ferroviario”, insieme a quello “letto”, per la registrazione del periodo di riposo trascorso in una nave traghetto o su un convoglio ferroviario. In assenza del simbolo “nave traghetto-convoglio ferroviario”, è sufficiente la commutazione su quello “letto”;
per i conducenti muniti di tachigrafo analogico, l’obbligo di annotare sul foglio di registrazione il simbolo del Paese in cui inizia il periodo di lavoro, e quello in cui lo termina. Vi è anche l’obbligo di indicare il simbolo del Paese di ingresso, una volta attraversata la frontiera di uno Stato membro, nel momento in cui inizia la prima sosta in quest’ultimo. In caso di attraversamento a bordo di nave traghetto o convoglio ferroviario, il conducente inserisce il simbolo del Paese nel porto o alla stazione ferroviaria di arrivo;
lo stesso obbligo di indicare il simbolo del Paese di ingresso una volta attraversata la frontiera, nonché nel porto o stazione ferroviaria di arrivo, riguarda anche i conducenti di veicoli muniti di tachigrafo digitale, ma solo a partire dal 2 febbraio 2022.

Fonte: Truck24

Agenzia Entrate tassa i ristori per il crollo del Morandi

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i ristori ricevuti dalle imprese di autotrasporto a causa del crollo del viadotto sul Polcevera dell’autostrada A10 (ponte Morandi) nell’ambito del Decreto Genova sono considerati contributi in conto esercizio e quindi soggetti a tassazione. Lo afferma l’Agenzia rispondendo all’interpello numero 98 dell’11 febbraio 2021, secondo cui le somme ricevute fronteggiano esigenze di gestione e la Legge che istituisce questo ristoro non prevede esplicitamente che esso non è soggetto a tassazione (mentre ciò accade ai ristori istituiti per la pandemia di Covid-19).

Il Presidente di Confartigianato Trasporti, Amedeo Genedani, dichiara: “È chiaro si sia trattato di una svista e non certo di volontà del legislatore, ma sui ristori concessi gli autotrasportatori, che sono in prima linea nelle emergenze ed hanno subito enormi disagi in termini di costi e percorrenze a seguito della tragedia del Ponte Morandi, subiscono una beffa ingiustificabile”

Fonte: Trasporto Europa

Sospesi i divieti di circolazione dei camion dal 1 al 10 gennaio 2021

Nel pomeriggio del 31 dicembre 2020, il ministero dei Trasporti ha comunicato che i divieti di circolazione dei veicoli industriali con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate in vigore dal 1° al 10 gennaio 2021 sono sospesi. Il motivo è sempre l’emergenza causata dalla pandemia Covid-19. La sospensione è avvenuta con il Decreto ministeriale numero 238 del 31 dicembre 2020, emesso solo il giorno successivo a quello che stabilisce le date, le condizioni e le deroghe per i divieti relativi al 2021. Più precisamente, i giorni in cui sono sospesi i divieti di circolazione sono venerdì 1° gennaio, domenica 3 gennaio, mercoledì 6 gennaio e domenica 10 gennaio. Se non ci saranno ulteriori sospensioni, il primo divieto del 2021 sarà in vigore domenica 17 gennaio, dalle 9.00 alle 22.00

Fonte: Trasporto Europa

Cosa cambierà per l’autotrasporto con la Brexit

Il 24 dicembre la Commissione Europea e il Governo britannico hanno firmato un accordo di principio che eviterà le conseguenze peggiori di una Brexit senza alcuna intesa. Ma ciò non significa che dal 1° gennaio 2021 le cose resteranno come prima, perché la Gran Bretagna sarà a tutti gli effetti un Paese extra-comunitario. Ci saranno importanti cambiamenti per gli autotrasportatori. In una nota, la Commissione Europea spiega quali saranno i principali cambiamenti.

Dal 1° gennaio, le imprese di autotrasporto britanniche non avranno più una licenza di trasporto comunitaria, quindi in teoria non potranno operare nell’Unione. Però l’accordo prevede che i veicoli industriali britannici potranno svolgere trasporti internazionali punto-a-punto con l’Unione Europea senza alcuna quota, e viceversa. Ciò evita agli autotrasportatori delle due parti di richiedere autorizzazioni Cemt. Una volta attraversato il confine, i camion britannici o comunitari potranno svolgere fino a due operazioni di trasporto nel territorio dell’altra parte.

In concreto, ciò significa che un camion comunitario potrà svolgere un trasporto internazionale verso la Gran Bretagna e lì svolgere due operazioni cabotaggio prima di rientrare. I trasportatori britannici britannici che entreranno nel territorio comunitario con un trasporto internazionale potranno svolgere due trasporti tra altrettanti Stati membri, oppure un trasporto transfrontaliero e uno di cabotaggio (ossia solo nazionale nel territorio di un Paese membro). Disposizioni speciali sono previste nel caso dell’Irlanda, poiché i trasportatori dell’Irlanda del Nord potranno effettuare due trasporti di cabotaggio nell’Eire.

L’accordo prevede anche norme comuni sulle condizioni di lavoro dei conducenti, il loro livello di qualificazione, i requisiti tecnici per i veicoli e le condizioni minime per l’ottenimento della licenza da parte degli operatori. Inoltre, le disposizioni in materia di concorrenza leale e sociale che si applicano all’intero accordo si applicheranno anche al settore dell’autotrasporto di merci.

Un capitolo dell’accordo è dedicato al transito dei veicoli industriali, che resta libero per raggiungere altri Paesi. Per esempio, gli autotrasportatori comunitari potranno attraversare la Gran Bretagna per raggiungere l’Irlanda e, viceversa, quelli britannici potranno attraversare qualsiasi Paese comunitario per raggiungere altre parti del Regno Unito (per esempio, l’Irlanda del Nord) o Paesi terzi. Inoltre, gli autotrasportatori con sede in Irlanda e in Irlanda del Nord potranno effettuare due operazioni di cabotaggio sul territorio dell’altro.

Coronavirus ferma i trasporti con la Gran Bretagna

La scoperta in Gran Bretagna di una variante del virus Sars-Cov-2 (che causa la Covid-19) che si diffonde più velocemente ha spinto le Autorità di diversi Paesi europei a sospendere i viaggi tra l’isola e il continente, compresi quelli dei treni Eurotunnel e dei traghetti che attraversano la Manica. Riguardo al traffico marittimo, le Autorità francesi e olandesi hanno chiuso i porti ai traghetti partiti dalla costa britannica, mentre pare che siano ancora possibili gli imbarchi verso la Gran Bretagna. Molti autotrasportatori però si starebbero rifiutando d’imbarcarsi per timore di non poter rientrare. I treni dell’Eurotunnel non partono dalle 23.00 di domenica 20 dicembre. Queste misure potrebbero durare per almeno 48 ore. Sono esentati dal divieto i trasporti di unità di carico non accompagnate.

Questa è una decisione che aggrava la già grave situazione dell’autotrasporto, che negli ultimi giorni mostra lunghe code di camion nel Kent a causa dei timori relativi alla Brexit, che hanno scatenato una corsa alle scorte in Gran Bretagna. In questa stagione di picco, ogni giorno circa diecimila veicoli industriali attraversano la Manica nelle due direzioni e l’interruzione del traffico merci potrà causare un deterioramento delle scorte per le industrie e i cittadini britannici, anche se finora pare che le logistiche britanniche siano piene di merci per i rifornimenti fatti nei giorni scorsi.

La situazione è critica sull’autostrada britannica M20, che collega Dover con l’area di Londra già da prima della sospensione dei treni e dei traghetti e ora si sta aggravando. La Polizia inglese ha avviato l’operazione Stack, che prevede l’accumulo dei camion nell’aeroporto Kent Manston, che può accogliere fino a quattromila veicoli industriali.

Fonte: Trasporto Europa

Dal 2021 in Europa nasce il Registro imprese di trasporto: chi commette troppe infrazioni rischia di perdere la licenza

Per certi versi il sistema funziona come una patente a punti. Nel senso che ogni volta che un’impresa viola norme sui tempi di guida, sui tachigrafi, sui tempi di lavoro, sui limiti di velocità, ecc. gli viene annotato un punteggio sul Registro. Al superamento di una certa soglia di punteggio si rischia la perdita dell’onorabilità e quindi della licenza di trasporto.
C’è una piccola grande rivoluzione che porterà con sé il nuovo anno. A partire dal 1° gennaio 2021, infatti, entreranno in vigore in tutto il territorio dell’Unione europea le regole istitutive del Registro europeo delle imprese di trasporto (ERRU). In pratica, tutte le violazioni della normativa sui trasporti verranno annotate nel registro e ci rimarranno due anni. A ogni annotazione corrisponde un punteggio, rapportato alla gravità dell’infrazione. Alla fine, in caso di recidiva, con infrazioni ripetute più volte o in caso di superamento di una determinata soglia (differente in base alle dimensioni dell’impresa), l’azienda rischia sia la sospensione o addirittura la perdita dell’onorabilità e, di conseguenza, la stessa licenza di trasporto.

L’elenco delle infrazioni che comportano punti di penalità è elencato nel regolamento UE 2016/403. Comprende in particolare le violazioni delle norme relative ai tempi di guida e di riposo, ai tachigrafi, ai tempi di lavoro, al peso e alle dimensioni, ai controlli tecnici, ai limiti di velocità, alla competenza del conducente, alle patenti di guida, al trasporto di merci pericolose su strada, all’accesso al mercato e al trasporto di animali.

Il sistema a punti, in realtà, sarebbe dovuto entrare in vigore già nel 2013, ma siccome molti paesi membri non era pronti all’attuazione – in pratica non disponevano di un registro elettronico nazionale – la sua attuazione a livello europeo è stata rimandata fino a oggi. Non senza strascichi legali. Per esempio, nello scorso maggio la Commissione ha presentato ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea contro Cipro, i Paesi Bassi e il Portogallo in quanto non avevano aggiornato il loro registro delle imprese di trasporto su strada o non avevano creato il collegamento tra il loro registro e l’ERRU entro il 30 gennaio 2019, così come prevedeva il regolamento d(UE) 2016/480.

Fonte: Uomini e Trasporti