Bim Legal al Congresso Planet Logistics in Polonia

 

Il 25 Settembre a Katowice (Polonia) abbiamo partecipato alla conferenza Planet Logistics, portando in primo piano il nostro servizio sull’Assistenza Legale (Bim Legal) offerto alle aziende di trasporto Polacche quando si trovano a percorrere le strade/autostrade italiane.
Un successo che ci ha visto protagonisti della Conferenza per il tipo di servizio innovativo e altamente professionale che siamo in grado di offrire.
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Milano cambia le regole per trasporto merci

Il 1° ottobre 2018 entreranno in vigore nuove norme per la circolazione dei veicoli commerciali nell’area C, mentre dal 2019 diventerà operativa l’area B che coprirà l’intera area comunale con criteri più restrittivi per tutti gli autoveicoli.
Il 1° ottobre inizia una rivoluzione per le regole di circolazione dei veicoli a Milano, che proseguirà anche negli anni successivi. La prima fase, quella che entra in vigore il 1° ottobre, riguarda solo l’area C, ossia la parte centrale della città che già ora è a pagamento. Da tale data non potranno entrare nella ZTL Area C, neppure pagando, i veicoli merci con motore diesel Euro 4 che non hanno il filtro anti-particolato Fap classificati come diesel pesanti. Nel 2019 diventerà operativa la nuova Area B, un’area più ampia dell’Area C, che ricopre quasi tutta la superficie del Comune, e che comporterà il divieto di accesso e di circolazione per alcune categorie di veicoli, mentre non sono previsti per ora pagamenti.
Non potranno entrare in area B i veicoli maggiormente inquinanti dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30, i veicoli superiori a 12 metri dalle 7.30 alle 19.30 e i veicoli di categoria N e O che trasportano merci pericolose dal lunedì alla domenica, dalle ore 00.00 alle ore 24.00. Le regole di accesso per le classi ambientali diventeranno progressivamente più rigorose nel corso del tempo. Per quanto riguarda i veicoli merci, dal 21 gennaio 2019 non potranno accedere e circolare in area B tutti gli Euro zero a benzina e i diesel da Euro zero a Euro 3 senza Fap, nonché i veicoli pesanti Euro III con Fap e con campo V.5 carta circolazione > 0,02 g/kWh oppure senza valore nel campo V.5 carta circolazione e i pesanti Euro III con Fap aafter-market con classe massa particolato inferiore a Euro IV.
Dall’ottobre 2021 entreranno in vigore i divieti di circolazione per veicoli pesanti diesel Euro IV senza Fap; Euro III, IV con Fap di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,01 g/kWh; Euro IV con Fap di serie e senza valore nel campo V.5 carta circolazione; Euro 0, I, II, III, IV con Fap after-market installato dopo 31.12.2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro IV. Da ottobre 2024 non potranno circolare i veicoli pesanti diesel Euro V pesanti diesel senza Fap; Euro V con Fap di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,01 g/kWh oppure senza valore nel campo V.5 carta circolazione; Euro V con Fap after-market e con classe massa particolato inferiore a Euro VI.
Da ottobre 2025 inizieranno i divieti per i veicoli merci Euro 3 benzina Euro 6 diesel leggeri A-B-C acquistati dopo 31.12.2018. Da ottobre 2026 il divieto si estenderà ai veicoli merci Euro 4 benzina
e Euro 6 diesel leggeri A-B-C acquistati prima del 31.12.2018. Infine, da ottobre 2016 non potranno circolare i pesanti diesel Euro V con Fap di serie e con campo V.5 carta circolazione <= 0,01 g/kWh; i pesanti Euro V diesel con Fap after-market e con classe massa particolato pari a Euro VI; i diesel leggeri Euro 6 D_TEMO – D; i diesel pesanti Euro VI. Fonte: Trasporto Europa

NORMATIVA SUI CAMION: LA LEGGE È UGUALE PER ITALIANI E STRANIERI

I camionisti stranieri sembravano poter godere di una sorta di immunità rispetto ai camionisti italiani, contravvenendo spesso alle normative relative ai limiti di guida ed agli orari di riposo. Il Tribunale Amministrativo Regionale Emilia- Romagna, sezione prima di Parma, con la sentenza numero 213 del 31 luglio 2018 ha di fatto equiparato diritti e doveri di autotrasportatori italiani e stranieri. In pratica se un autista straniero incappa in diverse violazioni delle disposizioni dei tempi di guida e degli orari di riposo rischia l’azzeramento virtuale dei punti della patente, con conseguente ordine di inibizione alla guida sul territorio nazionale fino ad un massimo di 2 anni.

COSA DICE LA SENTENZA DEL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE EMILIA-ROMAGNA
Un autotrasportatore ungherese, dipendente di una ditta nazionale, ha ricevuto due multe a distanza di oltre un anno per evidenti violazioni in termini di tempi di guida ed orari di riposo. La Prefettura ha quindi ordinato l’inibizione alla guida per due anni. L’uomo ha immediatamente presentato ricorso, che però è stato respinto in base al decreto legge 151/2003, secondo il quale per i titolari di patente rilasciata da uno Stato estero che infrangono il Codice della Strada sul territorio italiano è stato istituita un’apposita banca dati presso il Centro Elaborazione Dati del Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministro dei Trasporti. In questo modo è molto più facile monitorare tutte le violazioni commesse da cittadini stranieri, che spesso ignorano le normative sui tempi di guida favorendo il fenomeno del dumping e della concorrenza sleale, dannoso sia per gli autotrasportatori che per le aziende di autotrasporto.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE PER LE RIPETUTE VIOLAZIONI DEL CODICE DELLA STRADA SUL TERRITORIO ITALIANO?
Le infrazioni commesse sono comunicate direttamente dalla Polizia, inoltre per quei camionisti che hanno compiuto violazioni da almeno 20 punti nell’arco di un anno, scatta l’inibizione della guida di veicoli a motore su tutto il territorio italiano per due anni. Nel caso in cui gli autotrasportatori raggiungano il limite di 20 punti nell’arco di due anni, scatta l’inibizione alla guida per un anno.

Se infine il totale di 20 punti viene totalizzato in un periodo compreso tra due e tre anni, l’inibizione alla guida è limitata a sei mesi.

Questa sentenza è finalizzata ad equiparare definitivamente i diritti e i doveri di camionisti stranieri ed italiani, regolamentando la normativa in questo settore che finora era piuttosto ambigua. L’obiettivo è aumentare la sicurezza stradale, migliorando le condizioni di guida degli stessi autotrasportatori che dovrebbero rispettare le regole per l’incolumità personale e quella degli altri.

Fonte: Giganti della strada

GDPR, ecco i controlli della Guardia di Finanza su aziende

Partono dal primo di settembre i controlli della guardia di Finanza presso le aziende e le Pubbliche Amministrazioni, selezionate in base ai criteri fissati dall’Autorità Garante, per la verifica della conformità e il rispetto delle prescrizioni del Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Ecco come si svolgono i controlli e le sanzioni.

Nel secondo semestre 2018 sono ottanta le attività ispettive programmate dall’Ufficio del Garante sulla base del protocollo d’intesa stipulato con la Guardia di Finanza il 10 marzo 2016, che fissa i principi e i criteri alla base dell’attività ispettiva della GdF presso amministrazioni pubbliche e aziende che effettuano il trattamento di dati, o presso le quali occorre effettuare rilevazioni comunque utili al controllo, nei confronti di soggetti non necessariamente individuati sulla base di reclami o segnalazioni già copiosamente fatti pervenire all’Autorità Garante.

I criteri per svolgere gli accertamenti in aziende e PA

Con deliberazione del 26 luglio 2018 il Garante ha fissato i criteri sulla base dei quali dovranno essere svolti gli accertamenti. Questi saranno fatti in riferimento a profili di interesse generale per categorie di interessati nell’ambito dei trattamenti di dati effettuati da società che gestiscono banche dati di rilevanti dimensioni; trattamenti di dati personali effettuati presso istituti di credito relativamente alla legittimità della consultazione e del successivo utilizzo di dati da parte di soggetti aventi diritto, anche in riferimento al tracciamento degli accessi e a correlate misure di protezione; trattamenti di dati personali effettuati da società per attività di telemarketing.

Per quanto riguarda, invece, le Pubbliche Amministrazioni i controlli riguarderanno i soggetti pubblici che trattano dati di privati appartenenti a categorie omogenee sui presupposti di liceità del trattamento e delle condizioni per il consenso qualora il trattamento sia basato su tale presupposto, sul rispetto dell’obbligo di informativa nonché sulla durata della conservazione dei dati.

L’Autorità Garante poi si è riservata la facoltà di effettuare controlli senza preavviso per le attività istruttorie di carattere ispettivo d’ufficio presso quelle Pubbliche Amministrazioni per le quali sono state fatte segnalazioni, da parte dei Responsabili alla protezione dei dati. Si pensi, a mero titolo di esempio, alle grandi società che trattando dati per le Pubbliche Amministrazioni in qualità di responsabili esterni al trattamento si siano rifiutate di adempiere ad alcune delle prescrizioni del GDPR in tema di protezione dei dati alle quali invece sono tenute nell’ambito del loro ruolo.

Una sanatoria da 5 milioni di euro

Sulla base dei nuovi controlli una volta individuati i soggetti inadempienti seguiranno le sanzioni amministrative fissate nel GDPR solo nel massimo edittale, ma se da un lato il garante programma nuovi accertamenti e, quindi, nuovo probabile contenzioso, dall’altro è stata prevista la possibilità della definizione agevolata del contenzioso dei procedimenti dei circa 1.200 fascicoli pendenti da definire pagando una somma pari ai due quinti del minimo edittale. Di fatto una sanatoria per evitare la prescrizione e per portare nelle casse del Garante circa 5 milioni di euro, utili per nuove assunzioni ed incarichi per far fronte ai nuovi compiti attribuiti dal GDPR.

Le sanzioni penali

Compiti rispetto ai quali nell’imminenza della pubblicazione delle modifiche al D.lgs. 196/2003, che andranno a completare il quadro della nuova privacy a livello nazionale, le sanzioni amministrative si aggiungono a quelle penali. E’ stato previsto, infatti, che proprio per settembre ci sarà il varo del nuovo testo di legge che inasprisce le sanzioni penali, e così mentre si era pensato ad una sostanziale depenalizzazione la cui interfaccia era rappresentata dal forte inasprimento delle sanzioni amministrative, il decreto di coordinamento recupera le fattispecie del trattamento illecito di dati personali, la comunicazione e la diffusione illecita, l’acquisizione fraudolenta, la falsità di dichiarazioni rese al Garante, l’inosservanza di provvedimenti dell’Autorità, prevedendo pene restrittive della libertà fino a sei anni. Capitolo a parte è poi la responsabilità civile per titolari e i responsabili al trattamento dei dati personali.

Fonte: agenziadigitale.eu