Maltempo: Arriva Buran e le prefetture sospendono la circolazione dei mezzi pesanti

La ventata di gelo proveniente dalla Siberia causa nevicate in alcune Regioni e le società autostradali stanno già attuando fermi dei camion. Allerta per l’intera settimana.

Domenica 25 febbraio il Buran, ossia il vento gelido che nasce in Siberia, è arrivato in Italia, peggiorando una situazione meteo che già era critica in alcune Regioni. Per domenica sono previste locali nevicate al Nord, in particolare su Prealpi e zone pedemontane, che entro la serata potranno estendersi anche in pianura su Toscana, Umbria, sulle coste di Romagna e Marche. Prevista neve in collina tra Lazio e Abruzzo, con possibile estensione nelle pianure interne entro la notte.

Tra lunedì e martedì le nevicate interesseranno soprattutto la fascia adriatica, anche sulla costa, fino a Sud, mentre al Nord e nella fascia tirrenica è previsto sole, ma con temperature inferiori allo zero. Tra mercoledì 28 febbraio e giovedì 1° marzo è previsto l’arrivo di una nuova perturbazione, che potrà portare altre nevicate.

Questa situazione può creare forti disagi all’autotrasporto, che è molto sensibile alle nevicate a causa dei blocchi filtranti attuati su strade e autostrade già quando scendono i primi fiocchi. I primi fermi per i veicoli con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate sono già avvenuti domenica, attenuati dal fatto per questi veicoli vige il divieto di circolazione festivo, tranne le consuete deroghe. Ma ciò potrà avvenire anche durante la settimana, sulla base dell’evoluzione delle condizioni meteo, creando forti disagi all’intera filiera logistica.

Lo afferma chiaramente Viabilità Italia in un comunicato diffuso il 25 febbraio: “Lo scenario meteo descritto, soprattutto nelle aree ove le precipitazioni nevose e l’anomalo e repentino calo delle temperature riguarderanno pure zone di pianura, imporrà l’adozione in molte province di provvedimenti di limitazione della circolazione per i veicoli di massa superiore a 7,5t, senza soluzione di continuità con il divieto di circolazione già previsto per domani 25 febbraio per tali veicoli (dalle ore 09.00 alle ore 22.00)”.

Quindi, Viabilità Italia consiglia ai conducenti professionali e alle aziende” di acquisire le informazioni circa la percorribilità dell’itinerario del trasporto e, se in viaggio, di rimanere costantemente informati anche con i pannelli a messaggio variabile disponibili lungo la rete autostradale, circa le misure di regolazione del traffico”.
La nota si conclude ricordando che “in caso di pioggia che, a causa delle temperature prossime allo zero termico si congela al suolo (freezing rain) le procedure di sicurezza vigenti impongono il blocco totale del traffico veicolare lungo la strada interessata dal fenomeno, fino alla verifica positiva delle condizioni di aderenza al manto stradale”.

Autostrade per l’Italia ha diffuso le previsioni di nevicate per quanto riguarda la sua rete: “Domenica mattina sono attese precipitazioni nevose sull’A1 tra Parma e Firenze e tra Incisa e Chiusi ma anche sull’A14 tra Bologna e Pesaro. Nel corso delle ore pomeridiano-serali le nevicate potrebbero estendersi sull’A14 nel tratto tra Pesaro e Pescara e sull’A1 tra Chiusi e Roma Nord. Lunedì le nevicate potrebbero interessare l’A14 tra Imola e Poggio Imperiale, l’A1 tra Chiusi e Cassino in evoluzione verso l’area di Napoli e la A16 tra Napoli e Candela”.

Fonte: Truck24

Gli acquisti di carburante anticipano la fatturazione elettronica

Il tema dell’avvio obbligatorio della fatturazione elettronica sta destando interesse e preoccupazione negli operatori; si è ben compreso come, in verità, il primo banco di prova non va individuato nella data del 1° gennaio 2019, bensì in quella del 1° luglio 2018, quando la novità entrerà a gamba tesa nel mondo dei carburanti e lubrificanti.

Al riguardo, vale tuttavia la pena di fare qualche precisazione, finalizzata a ricercare possibili vie di fuga da un sistema che si presenta – al momento – non certo chiaro e cristallino. Infatti, la norma di riferimento è da ricercare nell’articolo 1, comma 920, L. 205/2017, ove si afferma che “Gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto devono essere documentati con la fattura elettronica”.

Provando a fare una scomposizione chirurgica della norma, si può affermare che:

l’oggetto dell’acquisto deve essere il carburante per autotrazione, con ciò potendosi probabilmente considerare compreso qualsiasi tipo di carburante, dalla benzina, al gasolio, al GPL, al metano e simili;
il luogo in cui è effettuato l’acquisto deve coincidere con un impianto stradale di distribuzione, con ciò potendosi ipotizzare che, ove la cessione sia effettuata da soggetto differente, l’obbligo di fatturazione elettronica venga meno.

Il ragionamento ci deve allora portare alla diffusa pratica del netting, in forza della quale, dopo avere stipulato apposite convenzioni con le case petrolifere, i soggetti possono effettuare i rifornimenti di carburante presso gli impianti stradali appartenenti alla filiera convenzionata, pur se l’acquisto si considera effettuato direttamente dalla casa petrolifera. Sarà infatti quest’ultima a fatturare la cessione del carburante e a richiedere il pagamento, provvedendo poi a regolarsi internamente con il gestore affiliato.

Si potrebbe allora sostenere che il rifornimento è effettuato presso l’impianto, mentre l’acquisto è effettuato presso la casa petrolifera. Se tale tesi fosse considerata corretta, una prima via di fuga dall’intasamento presso il distributore di carburante per ottenere la fattura elettronica potrebbe essere proprio quella di attivare i contratti di netting.

Ulteriormente, poi, sappiamo che la novità della fatturazione elettronica è stata accompagnata anche dall’obbligo di effettuare un pagamento tracciato, finalizzato a consentire la detrazione dell’Iva e la deduzione del costo.

Tale ulteriore condizione, diversamente da quella della fattura elettronica, non opera più in riferimento all’acquisto presso l’impianto stradale di distribuzione, bensì:

all’articolo 164 Tuir (deduzione del costo) alla “spesa per carburante per autotrazione”;
all’articolo 19-bis1, lettera d), D.P.R. 633/1972, “all’acquisto o all’importazione di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore”.
Quindi, se la fattura elettronica può essere evitata ricorrendo al sistema del netting (ove si condividesse la ricostruzione che precede), il pagamento dovrà essere effettuato in forma obbligatoriamente tracciata. In tal senso, allora, anche le abitudini correnti di utilizzo del sistema RID dovranno essere adeguate alle nuove prescrizioni normative.

Si noti, peraltro, la stranezza in forza della quale:

ai fini dell’Iva, fermo restando la validità del pagamento effettuato con carta di credito, di debito o prepagata, si ipotizza la possibilità di prevedere altre forme di pagamento considerabili tracciate mediante semplice provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate;
ai fini delle imposte dirette, invece, si riconosce l’esclusiva validità del pagamento effettuato mediante carta di credito, di debito o prepagata.
Al riguardo, si crede che la distonia si frutto esclusivamente di una disattenzione del Legislatore, non potendosi condividere una logica che tende a differenziare le modalità di saldo in relazione al comparto impositivo. Infatti, la fattura guida l’operazione prima nel campo dell’Iva e, successivamente, in quello delle imposte dirette. Si ritiene, allora, che la differenziazione vada eliminata con apposito intervento.

Il medesimo ragionamento, inoltre, deve essere svolto anche in relazione all’applicabilità del limite di cui all’articolo 164 Tuir alle differenti specie di veicoli. Infatti:

se da un lato è vero che l’articolo 164 Tuir si rivolge solo ad alcune tipologie di veicoli, si potrebbe sostenere che la limitazione della forma di pagamento non risulterebbe applicabile al carburante di un autocarro, di un autotreno o autoarticolato e simili;
per altro verso, va considerato che il titolare dell’autocarro, prima ancora di pensare alla deduzione del costo, si sarà confrontato con la detrazione dell’Iva e, in tale comparto, il vincolo appare di natura assolutamente generica, poiché riferito ai carburanti destinati a veicoli stradali a motore.

Quindi, dal punto di vista operativo, anche l’autotrasportatore, ad esempio, avrà l’onere del pagamento tracciato, non tanto per la deduzione del costo, quanto piuttosto per la detrazione dell’Iva e, per conseguenza, le imposte dirette si accodano in un solco già tracciato.

Fonte: Euroconference

Dal 1 Luglio niente più contanti per le retribuzioni

Dal 1° Luglio 2018 ai datori di lavoro ed ai committenti sarà vietato il pagamento in contanti delle retribuzioni.

Il divieto è valido qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato con il collaboratore, e quindi non si limita al pagamento delle retibuzioni dei dipendenti propriamente detti.

Sono infatti compresi nel divieto i rapporti di lavoro autonomo, le borse di studio, i compensi per le attività di amministratore di società o i pagamenti relativi a compensi di lavoro autonomo occasionale (le cosiddette collaborazioni occasionali con ritenuta d’acconto).

Per i datori di lavoro o committenti che non applicano la nuova disciplina è fissata una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

Come previsto dai commi 910-911-912 della Legge di Bilancio 2018, dal 1/7/2018 i datori di lavoro dovranno corrispondere ai lavoratori la retribuzione ed ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale

Potranno essere utilizzati uno qualunque tra i seguenti strumenti:

Bonifico bancario
Pagamento elettronico
Pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
Assegno consegnato direttamente al lavoratore o suo delegato
Sembrerebbe di poter dire che soggette al nuovo obbligo siano solo le retribuzioni, quindi potranno continuare ad essere corrisposte in denaro contante tutte le altre somme che non costituiscono retribuzione, come ad esempio i rimborsi spese per trasferte o altre indennità di tipo restitutorio o risarcitorio.

Il nuovo obbligo non si applica ai rapporti di lavoro instaurati con la Pubblica Amministrazione e ai rapporti di lavoro con addetti ai servizi domestici della durata di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro.

Fonte: Truck24.it

Diminuiscono le irregolarità su tempi di guida e riposo: -18% nel 2017

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha pubblicato il report sull’attività effettuata nel 2017, integrata con quelle dell’Inps e dell’Inail. Riguardo le imprese del settore autotrasporto e logistica (micro-categoria Ateco H), il report parla di 6.897 imprese controllate, 4.607 situazioni irregolari riscontrate, il 67%, e un coinvolgimento di 10.733 lavoratori.

Il numero maggiore di sanzioni è dovuto alla violazione di pratiche amministrative (7.723), ma il dato forse più sorprendente, come sottolineato da uominietrasporti.it, riguarda le irregolarità riscontrate per violazioni del Regolamento europeo sui tempi di guida e di riposo. Nel 2017 queste sono diminuite del 18%, scese a 4.523 rispetto alle 5.535 del 2016. Si specifica che si tratta di irregolarità riscontrate da INL, Inps e Inail, ai quali andrebbero aggiunte le irregolarità rilevate su strada dagli organi di controllo. Il numero di queste infrazioni è consistente, ma la tendenza è comunque al ribasso.

Altre irregolarità riguardano il lavoro nero (1.117) e l’orario di lavoro (1.462) in generale. Il rapporto evidenzia inoltre i risultati raggiunti in attuazione del protocollo d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministero dell’Interno del 26 febbraio 2016 e gestito tramite posti di blocco congiunti disposti dalla Polizia stradale. Queste tipologie di controlli hanno interessato su strada 364 aziende (287 italiane, 56 comunitarie e 21 extracomunitarie) e hanno portato a riscontrare irregolarità in 177 casi, poco meno del 50%.

L’autotrasporto e la logistica non sono i soli settori a riscontrare in generale un quadro di irregolarità diffusa, anzi. I report dell’INL mette in luce come in relazione a tutti i settori su 160.347 ispezioni, in 103.498 sono state trovate irregolarità, circa nel 65% dei casi, con un coinvolgimento di 252.659 lavoratori, molti di più dei 186.027 del 2016.

Fonte: Infogestweb

Trasporti in ADR: scatta in Francia il divieto di parcheggiare per più di 12 ore

Le merci pericolose fanno paura. E anche per questo la Francia ha
pensato di modificare la normativa statale che regola il trasporto di queste
sostanze e per introdurre un nuovo divieto: quello di restare per più 12
ore lungo una strada o in un’area di sosta pubblica. Ma non è tutto
perché i veicoli che viaggiano in ADR non soltanto dovranno rispettare
questo divieto, ma dovranno fare attenzione anche a un altro onere: quello
di rimanere nei parcheggi ad almeno 50 metri dalle abitazioni, dagli
edifici aperti al pubblico e dai veicoli con un carico di prodotti
infiammabili.
Lo stesso decreto prevede pure nuovi standard, soprattutto in materia di
prevenzione e di strumenti adeguati per lo spegnimento degli incendi, che
dovranno rispettare le aree di sosta abilitate al parcheggio di veicoli in ADR.

Fonte: Uomini e Trasporti

Cartello Camion: In Germania prima sentenza a favore dell’autotrasporto

Il 18 gennaio 2018, la Corte Regionale di Hannover ha riconosciuto i danni causati a un acquirente di veicoli industriali dall’accordo tra costruttori sanzionato dall’Antitrust europea.

Il Comune di Gottinga ha vinto la causa di risarcimento avviata contro Man Trucks per avere creato con altri costruttori un cartello dei prezzi dei veicoli industriali dal 1997 al 2011. La causa si basava sulla sentenza della Commissione Europea che ha condannato praticamente tutti i marchi europei (la posizione di Scania è sospesa per un ricorso avviato dalla casa svedese contro il verdetto dell’Antitrust) a pagare complessivamente quasi tre miliardi di euro per avere concordato i prezzi di vendita dei camion. Secondo la normativa comunitaria, la decisione della Commissione vale come prova in un causa civile per il risarcimento del danno. Ora il giudice tedesco deve quantificare il danno che Man Trucks dovrà pagare all’amministrazione comunale.

Per adereire al servzio legale gratuitamente scrivi a: info@bimservice.it

Autotrasporto è crollato in Italia del 38,1% dal 2006

Nel 2006, il trasporto merci su strada mosse una media di 24,9 tonnellate per abitante, che nel 2015 sono diventate 15,4. Negli ultimi due anni la situazione si è assestata.
Una rilevazione svolta dal Centro Ricerche Continental Autocarro sui dati dell’Istat mostra che la media per abitante dei volumi di autotrasporto è scesa del 38,1% dal 2006 al 2015, a causa soprattutto della crisi macroeconomica, che in Italia si è protratta a lungo e ha influito soprattutto sull’autotrasporto nazionale, mentre in quello internazionale i vettori italiani hanno perso una consistente quota a favore degli stranieri. Nel 2015, però, la discesa del trasporto stradale si è interrotta, grazie a una ripresa dell’economia e dei consumi.
Analizzando l’andamento nel decennio, emerge che dal 2006 al 2010 l’indice del traffico merci in Italia è rimasto stabile, toccando i 25,1 milioni di tonnellate per abitante, ma nei quattro anni successivi è passato alle 15,4 tonnellate del 2014, per poi stabilizzarsi l’anno successivo.
Analizzando i dati a livello regionale, appare che nel 2015 la regione italiana che movimentava la maggior quantità di merce per abitante era il Trentino Alto Adige, con 27 tonnellate per abitante, ossia quasi dodici tonnellate in più della media nazionale. Un dato che però non stupisce, perché in questa regione transita il principale asse di trasporto merci con l’Europa, il Brennero, mentre il numero di abitanti è relativamente basso. Poco distante troviamo l’Emilia-Romagna, altra regione di transito, con 25,7 milioni e l’Umbria, con 25,1 milioni di tonnellate.

Fonte: Trasporto Europa