Incentivi per gli investimenti nell’autotrasporto:

Incentivi per gli investimenti nell’autotrasporto: Fino al 15 Aprile 2018 per la presentazione delle domande.

Nella G.U. n. 178 del 1.08.2017 sono stati pubblicati i decreti disciplinanti le modalità di erogazione delle risorse per investimenti a favore delle imprese di autotrasportomerci c/t per il rinnovo e l’adeguamento tecnologico del parco veicolare, per l’acquisizione di beni strumentali per il trasporto intermodale, nonché per favorire iniziative di collaborazione e di aggregazione fra le imprese del settore. Le risorse disponibili ammontano a 35.950.177 milioni di euro.
Si precisa che tali contributi sono erogabili fino a concorrenza delle risorse disponibili per ciascuna area d’investimento; qualora, a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili, il numero delle imprese ammesse a beneficio non consenta l’erogazione degli importi spettanti perché superiore, con decreto dirigenziale si procederà alla riduzione proporzionale dei contributi fra le stesse imprese.
Per accedere alla piattaforma visitare il sito www.ilportaledellautomobilista.it iscriversi al Portale nella categoria “Impresa” e selezionare il servizio online denominato “Incentivi Investimenti Autotrasporto”.
Il termine per la presentazione delle domande sul portale è il 15 aprile 2018.
Per maggiori informazioni puoi contattare l’indirizzo incentivoinvestimenti@ramspa.it o il Numero Verde 800 896969.

Fonte: Truck24.it

Orario di guida trasportatori: ogni quante ore c’è l’obbligo di riposarsi?

Come noto l’attività dell’autotrasporto merci su strada – effettuata sia in proprio che per conto terzi – è regolata dalle norme sull’impiego della disciplina dei tempi di guida, interruzioni e riposo, alle quali devono attenersi tutti gli autisti professionisti.

Ed è proprio su questa disciplina che è intervenuta recentemente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (nella causa C-102/16 per la quale la sentenza è stata depositata il 20 dicembre 2017) facendo chiarezza sulle modalità con cui gli autisti professionisti devono rispettare le norme sui tempi di guida.

Una sentenza molto importante perché, come vedremo di seguito nel dettaglio, stabilisce che per gli autotrasportatori il giorno di riposo settimanale non può essere effettuato a bordo del mezzo.

Prima di vedere quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea, ecco quali sono le norme sull’orario di lavoro che gli autisti professionisti devono rispettare quando sono alla guida.

Orario di guida per autisti professionisti
Come stabilito dal regolamento CE 561/2006, gli autisti professionisti non possono superare le 9 ore di guida giornaliere.

Questo limite può essere sforato di un’ora – quindi si può guidare per un massimo di 10 ore – ma solo per due volte alla settimana.

Inoltre c’è un limite settimanale da non superare, pari a 56 ore. Per due settimane consecutive, invece, l’orario di guida complessivo non può essere superiore alle 90 ore. È bene specificare che nel calcolo di questi orari vanno comprese sia le ore passate guidando nei Paesi dell’Unione Europea che nei paesi terzi.

Interruzioni
È l’articolo 7 del suddetto regolamento a disciplinare invece le interruzioni, ossia i momenti di riposo che camionisti e autisti sono costretti a rispettare durante un viaggio. Qui viene stabilito che il conducente del mezzo ogni 4 ore e mezza deve fermarsi per almeno 45 minuti, ad eccezione di quando sta per cominciare un periodo di riposo.

L’interruzione può essere effettuata anche in maniera “spezzata”: 15 minuti e 30 minuti, purché queste siano effettuate entro l’arco delle 4 ore e mezza.
Giorno di riposo
L’articolo 8 – affrontato dalla Corte di Giustizia nella recente sentenza – invece detta le norme sui giorni di riposo. Ad esempio, il regolamento CE 561/06 stabilisce che gli autisti hanno l’obbligo di effettuare un nuovo riposo giornaliero nell’arco di 24 ore dal termine del precedente riposo (sia giornaliero che settimanale).

Per essere valido il giorno di riposo deve avere una durata superiore a 11 ore; se inferiore, ma superiore alle 9 ore, viene considerato come un riposo giornaliero ridotto. È bene ricordare però che tra due periodi di riposo settimanale non si possono osservare più di tre giorni di riposo ridotti.

Per non rischiare una sanzione gli autisti ogni due settimane devono aver effettuato almeno due giorni di riposo settimanale, oppure un periodo di riposo settimanale più uno ridotto di almeno 24 ore.

Nel complesso quindi il regolamento impone almeno 45 ore continuative di riposo durante la settimana; quello che in molti si chiedono è se questi giorni si possono trascorrere a bordo del veicolo in sosta, oppure no.

A tal proposito è arrivata la risposta della Corte di Giustizia europea, che ha fatto chiarezza su questo importante aspetto.

Il giorno di riposo può essere trascorso sul mezzo?
L’articolo 8 del regolamento CE 561/06 stabilisce che il giorno di riposo settimanale può essere trascorso sul mezzo, ma solo quando sussistono determinate condizioni:

ci si trova in trasferta;
il veicolo è in sosta e attrezzato per far dormire tutti i suoi conducenti.
Dal regolamento però non si capisce se si tratta del giorni di riposo regolare o di quello ridotto; a tal proposito è intervenuta la Corte di Giustizia europea dichiarando che le disposizioni del suddetto regolamento riguardano esclusivamente il giorno di riposo ridotto.

Il riposo settimanale regolare, quindi, va obbligatoriamente trascorso fuori dal mezzo, anche qualora questo sia sufficientemente attrezzato. Insomma, in questi periodi gli autisti devono evitare le trasferte, o in tal caso devono pagarsi un alloggio che gli permetta di passare 24 ore fuori dal mezzo.

Fonte: Truck24.it

KAPSCH TRAFFICCOM / Telepedaggio per camion in Bulgaria

Il 15 gennaio scorso è stato siglato il contratto per la realizzazione di un sistema nazionale di telepedaggio in Bulgaria, tra Doncho Atanasov, presidente dell’Agenzia Nazionale per le Infrastrutture della Bulgaria, e Michael Weber, rappresentante del consorzio Kapsch per le soluzioni di Traffic Management. I lavori sono iniziati all’indomani della firma del contratto che prevede la realizzazione da parte di Kapsch TrafficCom di un sistema nazionale di telepedaggio dei camion oltre le 3,5 tonnellate (set, up, configurazione e supporto tecnico), nonché l’introduzione di una vignetta elettronica per le auto. Un progetto importante anche per la filiale italiana di Kapch TrafficCom, con sedi a Milano e Bologna. Kapsch TrafficCom Italia infatti ha partecipato all’aggiudicazione della gara, mettendo a disposizione la sua esperienza nella tecnologia per il riconoscimento dei veicoli. Il progetto sarà attivo per 19 mesi e comprende la fornitura e la configurazione di 500 terminali per la registrazione e l’emissione delle vignette elettroniche, 100 veicoli per l’enforcement, 100 strutture di weigh-in-motion (per il monitoraggio del peso dei veicoli pesanti) e 100 portali per la registrazione dei passaggi. Kapsch fornirà inoltre un data center e un sistema di back office. L’infrastruttura sarà installata entro 7 mesi. Il valore totale del contratto è pari a 149,9 milioni di Lev Bulgari (circa 76,7 milioni di euro).

Fonte: Il Mondo dei Trasporti

Autotrasporto: emissioni di CO2 nuovamente in calo nel 2017

Nel 2017 le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione sono calate di quasi 2 milioni e mezzo di tonnellate (2.498.359 tonnellate per la precisione) rispetto al 2016. Questo calo corrisponde ad una diminuzione percentuale del 2,6%. Nel solo mese di dicembre la diminuzione è stata di 584.742 tonnellate, pari al 7,1% in meno rispetto allo stesso mese del 2016. La stima deriva da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati del ministero dello Sviluppo Economico.

Il trend di calo delle emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione è costante a partire dal 2010, con l’unica eccezione del 2015.

La diminuzione dell’impatto ambientale della mobilità su strada è un dato particolarmente importante e premia anche i grandi sforzi fatti negli ultimi anni in questo campo dalle case costruttrici di veicoli e dalle società che producono componenti per i veicoli (come gli pneumatici e gli strumenti tecnologici di ultima generazione).

Fonte: Trasporti-Italia

La Polonia conquista l’autotrasporto europeo

Una ricerca dell’ente francese Comité National Routier (CNR) mostra che gli autotrasportatori polacchi mantengono il primo posto nel trasporto stradale internazionale e il secondo in quello assoluto, dopo i tedeschi.
Il CNR francese svolse una prima ricerca sull’autotrasporto polacco nel 2011 e nel 2017 ha deciso di aggiornarla tramite una nuova raccolta di dati svolta sia usando statistiche ufficiali, sia tramite interviste agli autisti sulla strada. Fin dalla caduta della Cortina di ferro, la Polonia ha registrato una costante crescita economica, che ha sviluppato anche l’autotrasporto nazionale e internazionale. Quest’attività è favorita anche dalla posizione del Paese, al centro dei flussi tra Finlandia e Paesi Baltici con il resto del continente e tra la Russia con il resto dell’Europa.
La ricerca del CNR mostra che dall’ingresso della Polonia nella UE la sua flotta di veicoli industriali è triplicata e la sua crescita non è stata fermata neppure dalla crisi del 2008, con un tasso annuo medio dell’11,5% (a fronte di quello europeo del 5,9%). Un anno prima, l’autotrasporto polacco raggiunse il primo posto nel trasporto stradale europeo e da allora non lo ha lasciato, raggiungendo la quota del 28%. Praticamente, quasi un camion su tre che attraversa le frontiere comunitarie ha targa polacca.
Oggi in Polonia operano 80mila imprese di autotrasporto in conto terzi, che impiegano 230mila persone e producono un fatturato di 24,8 miliardi di euro (dato 2015), il doppio di quello rilevato nel 2009. In termini di traffico, l’autotrasporto internazionale polacco ha prodotto (nel 2015) 156 miliardi di tonnellate per chilometri, il 60% di quello totale. Il sei percento di tale chilometraggio è svolto in regime di cabotaggio stradale, svolto soprattutto in Germania (67%) e Francia (12%).
Nonostante la crescita e a buona posizione in Europa, anche l’autotrasporto polacco sta iniziando a subire alcuni problemi, come l’erosione delle tariffe, l’aumento dei costi e la carenza di autisti. L’autotrasporto polacco è anche preoccupato delle misure di protezione contro il dumping sociale attuate da alcuni Paesi occidentali e tramite la sua associazione ZMPD sta premendo sul Governo per contrastarle. Ma anche i loro autisti stanno chiedendo maggiori salari e migliori condizioni di lavoro.
Questi elementi hanno ridotto la produttività dei veicoli industriali polacchi del 14% dal 2011, compensata da una migliore gestione dei costi e dal calo del prezzo del gasolio (che in Polonia costa 0,78 euro al litro). Per affrontare la carenza di autisti e l’aumento del costo del lavoro, gli autotrasportatori polacchi guardano a est, assumendo personale in Ucraina, Russia, Georgia e Kazakistan.
Il costo del lavoro nettamente più basso di quello dei Paesi occidentali è uno dei principali elementi che spingono l’autotrasporto polacco al vertice di quello europeo. Il CNR stima che il costo chilometro di un camionista polacco sia oggi di 0,16 euro, più alto di sei anni fa, ma solo il 36% di quello francese (0,45 euro). Inoltre, è diverso il modo di calcolare la retribuzione.
Gli autotrasportatori polacchi affermano di pagare gli autisti sulla base della sola presenza giornaliera, ma la interviste svolte dal CNR mostrano che a fianco di una parte fissa c’è un’importante componente variabile legata alla percorrenza, cui si aggiungono bonus devoluti per diversi motivi: mancanza d’incidenti, guida economica o festività Natalizie. Ciò rende una parte consistente del salario esente dal pagamento dei contributi. Infine, le buste paga degli autisti polacchi non comprendono alcuna voce relativa al salario.

Fonte: TrasportoEuropa

Fissaggio del carico: scatta da Maggio 2018 la verifica su strada

Il 20 maggio entrerà in vigore il Decreto ministeriale numero 215 del 19 maggio 2017 che aumenta il ventaglio dei controlli tecnici da svolgere ai veicoli industriali in viaggio.
La novità più importante per l’autotrasporto merci è il controllo sul corretto fissaggio del carico, per verificare che non si sposti durante la marcia del camion. Lo stesso Decreto 215/2017 (che recepisce la Direttiva 2014/47/UE) stabilisce come deve essere fissato il carico, basandosi sulle linee guida comunitarie del 2014. L’allegato II elenca gli ambiti dei veicoli che sono oggetto dei controlli su strada e le modalità con cui devono avvenire:
identificazione del veicolo;
impianto di frenatura;
sterzo;
visibilità;
impianto elettrico e parti del circuito elettrico;
assi, ruote, pneumatici, sospensioni;
telaio ed elementi fissati al telaio;
altri equipaggiamenti;
effetti nocivi;
controlli supplementari per veicoli delle categorie M2 e M3 adibiti al trasporto di passeggeri.
I principi di fissazione del carico sono elencati nell’allegato III e prevedono tre categorie di mancanze: lieve, grave e pericolosa.
Una carenza lieve avviene quando il carico è stato fissato correttamente ma potrebbero essere opportuni consigli di prudenza; una carenza grave si ha quando il carico non è stato fissato adeguatamente ed esiste un rischio di movimenti significativi o di ribaltamento del carico o di parti di esso; una carenza pericolosa emerge quando la sicurezza stradale è minacciata direttamente da un rischio di caduta del carico o di parti di esso o da un pericolo derivante direttamente dal carico o da un pericolo immediato per le persone.
Nei casi di carenza grave o pericolosa, gli ispettori possono anche decidere di fermare il veicolo fino a quando non viene rimossa l’anomalia. L’allegato riporta un lungo elenco di caso da verificare durante il controllo. Le sanzioni variano da 85 a 338 euro.

Fonte: Truck24.it

Dal 17 Gennaio 2018 le multe arriveranno in formato digitale tramite PEC

Con un Decreto del Ministero dell’Interno del 18 Dicembre scorso, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 Gennaio 2018, dal 17 gennaio tutte le persone fisiche o giuridiche, in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), presente negli elenchi pubblici, riceveranno le multe in formato digitale.

Il provvedimento in questione prevede che tutti gli organi di polizia tra cui la Stradale, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e le polizie locali, provinciali e municipali utilizzino solamente l’indirizzo PEC del trasgressore, qualora sia stato identificato, oppure, in caso di contestazione successiva, l’indirizzo PEC del proprietario del veicolo.

Le autorità di controllo per ottenere le PEC possono consultare l’Indice nazionale degli indirizzi PEC (Ini-PEC) al sito www.inipec.gov.it, gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico e aggiornato, ogni giorno, con i dati provenienti dal Registro delle Imprese, ordini e collegi professionali.

Gli organi di polizia chiederanno al trasgressore, in ogni caso, l’indirizzo PEC direttamente in sede di contestazione immediata della violazione, altrimenti potranno ricercarla in un qualsiasi elenco pubblico per le notificazioni e le comunicazioni elettroniche.

Restano invariati, invece, i termini di notifica previsti dal Codice della Strada, dal momento che la notifica si compie nel momento in cui il sistema genera la ricevuta di accettazione della posta elettronica certificata. Per il destinatario della PEC, i termini decorrono dal momento in cui il sistema genera la ricevuta di avvenuta consegna della posta elettronica certificata.

Da quel momento, per l’autorità accertatrice decorreranno, indipendentemente che il destinatario abbia letto la PEC o meno, i termini per il pagamento della sanzione scontata (5 giorni), quelli per il pagamento della sanzione ridotta (60 giorni) oppure i termini per fare ricorso che ricordiamo essere di 30 giorni per opporsi al giudice di pace e 60 per opporsi al prefetto.

Grazie all’introduzione della notifica elettronica verranno del tutto azzerate le spese di notifica, così come previsto da una legge del 2013 e le amministrazioni potranno porre a carico di chi è tenuto al pagamento della multa solo le spese di accertamento che il comando sostiene per ricavare, o dai registri pubblici o da altri registri, il nome dell’obbligato in solido (proprietario del mezzo).

Va da se che, inoltre, per le persone fisiche non dotate di un indirizzo PEC non cambierà nulla con l’entrata in vigore del decreto in questione dal momento che le stesse riceveranno il verbale tramite Poste Italiane o con corriere Privato con l’aggravio delle spese di notifica.

Si ricorda, infine, che tutti i cittadini italiani o residenti in Italia saranno obbligati ad avere un domicilio digitale come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale.

Fonte: Truck24.it

Le mani della mafia cinese su trasporti e logistica

Il monopolio sul trasporto e la logistica di merci cinesi sono al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. La Polizia, delegata alle indagini, sta eseguendo in varie città italiane e di paesi Ue 33 ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un’organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna. La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all’interno dell’organizzazione.

L’inchiesta conferma il ruolo sempre più forte della criminalità cinese, proprio a partire dalla Toscana e dal polo tessile di Prato, nel quale – senza regole e senza controlli – l’omertà, i metodi intimidatori e la violenza (fisica e psicologica) sono legge.

La comunità cinese stanziale in Toscana è la più numerosa dopo quella lombarda (specie nelle province di Prato e Firenze) e la sua penetrazione nel tessuto produttivo regionale ha determinato una situazione difficilmente reversibile.

L’estrema capillarità di queste realtà economiche, caratterizzate da un basso indice di produttività, cui, però, corrisponde una forte dinamicità, ha prodotto effetti dirompenti (in termini di concorrenza) sull’economia locale spingendo gli operatori nazionali a disertare il mercato. A scriverlo è la Direzione nazionale antimafia nella relazione che ha presentato a febbraio dello scorso anno.

Tra i procedimenti penali più importanti si ricorda quello relativo ad una associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e vari reati tributari.

È stato accertato che attività commerciali formalmente in regola producevano ricavi completamente sottratti al fisco attraverso prestanome, con conseguenti rimesse in Cina per importi calcolati in oltre 4 miliardi di euro. Il tutto compiuto grazie a una rete di agenzie di trasferimento di denaro compiacenti e che si prestano al riciclaggio, reso possibile, anche, dal frazionamento delle somme trasferite in importi inferiori alla soglia stabilita dalla legge antiriciclaggio.

Nel procedimento sono stati disposti sequestri preventivi per circa 60 milioni.

Va segnalato, inoltre, l’incremento delle attività illecite nel traffico di sostanze stupefacenti, in particolare metanfetaminici. nel quale risulta particolarmente attiva la comunità pratese, con collegamenti con quella filippina (nuova nel settore).

La particolare redditività delle attività criminali riconducibili alla comunità cinese toscana emerge dai numerosi sequestri e confische disposte nel corso degli anni.

Va sottolineato che l’interesse principale della criminalità cinese è nel settore della contraffazione di modelli industriali e marchi, svolta, in prevalenza, nelle zone di Firenze e Prato.

Sono consorterie associate su base per lo più familistica, dedite sia alla produzione in laboratorio che al commercio di articoli prodotti in Cina ed importati in Italia, con notevole capacità di azzerare gli effetti dei sequestri di merce e di riproporsi in nuove attività illecite. «Si tratta di un fenomeno dalle proporzioni allarmanti – si legge nella relazione della Dna – destinato a crescere nel tempo anche per le difficoltà, a livello investigativo legate alla carenza di interpreti fiduciari disponibili a tradurre le conversazioni intercettate».

Fonte: IL SOLE 24 ORE

”Guerra ai tir” al Brennero, industriali contrari

“Guerra ai tir al Brennero” titolano i quotidiani parafrasando la dichiarazione di Ugo Rossi, che insieme ai colleghi della Giunta dell’Euregio, ha annunciato l’ipotesi di un “pedaggio di corridoio” per incentivare ulteriormente il passaggio delle merci da gomma a rotaia al valico tra Italia ed Austria . Se guerra dev’essere ecco che arriva prontamente la risposta del mondo industriale: in una dichiarazione congiunta i presidenti di Confindustria Trento ed Associazione Artigiani e Piccole Imprese esprimono “preoccupazione per le decisioni prese ieri a Bolzano dai vertici dell’Euregio in tema di trasporto merci.”

“Da molti anni chiediamo il potenziamento dell’Autostrada del Brennero, in particolare la realizzazione della terza corsia e, ove non possibile, dell’attivazione della terza corsia dinamica – si legge nella nota – oggi sulla tratta del Brennero non ci sono treni sufficienti a trasportare le merci che viaggiano in autostrada. Prima di arrivare al “modal split” con prevalenza della rotaia è necessario potenziare la rete ferroviaria e incrementare il numero di treni, finché ciò non sarà realizzato, altri interventi non possono incidere in maniera significativa sul cambio della modalità di trasporto.”

“Allo stato attuale – spiega i presidente degli Artigiani Marco Segatta – il trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia risulta difficoltoso e poco praticabile. Costi superiori, tempi di attesa e trasferimento delle merci non sono compatibili con le richieste del mercato che impongono consegne in tempi rapidissimi. Faccio l’esempio della tratta Trento – Worgl (Austria): con il camion si copre in circa 3 ore, 3 ore e mezza; ricorrendo alla rotaia i tempi sono, di fatto, raddoppiati, calcolando le 4 ore necessarie per il trasferimento e almeno altre due per il carico e lo scarico del mezzo dal treno. L’aumento del costo del pedaggio comporterebbe inoltre gravi difficoltà al settore del trasporto e all’economia in generale.”

Fonte: TRENTOTODAY

Iperammortamento per le tecnologie nella logistica. Rifinanziata la Nuova Sabatini

La Legge di Bilancio 2018 conferma i benefici fiscali per gli investimenti in Industria 4.0, che comprendono anche quelli per le nuove tecnologie nella gestione della movimentazione merci. Rifinanziata anche la Nuova Sabatini.
Accanto al super-ammortamento per l’acquisto dei beni strumentali delle imprese, che vale pure per i veicoli industriali (anche se ridotto dal 140% al 130%), la Legge di Bilancio 2018 mantiene anche l’iper-ammortamento del 250% per gli investimenti nella cosiddetta Industria 4.0, ossia quelli per beni strumentali che sono funzionali alla trasformazione tecnologica o digitale. La Legge conferma anche la maggiorazione del 40% per il software.
Nel 2018, l’elenco dei beni che possono beneficiare dell’iper-ammortamento per il software è stato ampliato e ora comprende anche i sistemi per gestire la supply chain nel commercio elettronico (in particolare per il drop shipping); il software e i servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D e realtà aumentata; il software, le piattaforme e le applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica che favorisce l’integrazione delle attività. Tra queste ultime, la Legge cita i sistemi di “comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field”.
La Legge di Bilancio rifinanzia con 330 milioni anche la Nuova Sabatini nel periodo tra il 2018 e il 2023, che agevola i finanziamenti alle piccole e medie imprese che attuano investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Fonte: Truck24.it